Recitazione

ACTING: non un lavoro, una Filosofia.

Il corso di Recitazione della nostra Scuola è strutturato per amplificare gli input evolutivi dell’arte dell’interpretare che i nuovi mercati cine-televisivi impongono, nel terzo millennio, ad un giovane performer.

Non possiamo più limitarci ad essere promotori dello stilema del “prototipo italiano”, come è successo negli ultimi decenni, periodo in cui i nostri prodotti sono stati destinati - salvo rari, eccellenti casi - al ristretto mercato interno e gli attori alla sola platea nazionale.

Oggi gli operatori internazionali, Netflix, per citarne uno, pretendono un linguaggio interpretativo di respiro globale e una preparazione tecnico-stile-linguistica in grado di poter ben figurare a livello professionistico nelle più prestigiose e avanzate realtà produttive, dominanti l’industria dell’entertainment.
Per questo motivo abbiamo immaginato una vera e propria “Filosofia del Performer”, in grado di far percorrere ai nostri allievi il viaggio catartico all’interno del proprio subconscio, assolutamente indispensabile per poter rispondere alle due domande fondamentali che assillano da sempre l’animo umano e che possono mettere in crisi l’attività creativa di ogni Persona: “Io chi sono?“, ma soprattutto, “Io chi VOGLIO essere?”.
Non ha alcun senso pretendere di poter esprimere liberamente e creativamente tutta la propria realtà interiore, se prima non si acquisiscono gli strumenti utili a poter dare una risposta consapevole a queste due domande ineludibili.

Ecco perché abbiamo percepito, accolto e sviluppato la disciplina della PSICOSINTESI CREATIVA.

Nata come strumento di studio e recupero degli equilibri interni della personalità, la Psicosintesi è stata applicata alle arti performative dopo un lungo percorso di esperienze professionali e di riflessioni profonde sulle tecniche apprese da Alessio Di Clemente sotto la guida di formatori di altissimo profilo (Nikolaj Karpov dell’accademia del Teatro d’Arte di Mosca, Michael Margotta dello Strasberg Studio di New York ,Peter Clough della Guildhall School di Londra, solo per citarne alcuni).

Gli effetti di tale applicazione nei giovani allievi sono decisivi.

La Psicosintesi struttura i performers per:

•   Identificare la propria Voce Reale Interiore, con la conseguente necessità di eliminare tutte le altre false manifestazioni della propria identità;
•   Individuare tutti i propri schemi mentali, abbandonando immediatamente le nocive influenze delle “volontà esterne” e conseguenti sovrastrutture, che offuscano la personalità dell’individuo;
•   Addestrare, disciplinare e potenziare la Volontà Personale, vero promotore dell’affermarsi individuale;
•   Comprendere i profondi meccanismi psicologici umani e applicarli ai personaggi da interpretare;
•   Eliminare, in maniera consapevole, le attività distruttive dell’Ego e della personalità;
•   Studiare le componenti vincenti della realtà individuale e come metterle in campo con profitto;
•   Afferrare le redini della propria immaginazione e del proprio flusso di idee, veri centri generatori delle azioni umane e del loro rapporto con tutti gli elementi della personalità;
•   Disintossicarsi dai veleni psicologici;
•   Disidentificarsi dagli input interiori tossici e autoidentificarsi con quelli atti alla sublimazione;
•   Dirigere tutta l’esecuzione della performance con un totale e consapevole dominio;
•   Potenziare al 100 per 100, tutto il proprio POTERE PERSONALE, in un’attività virtuosa di PSICO-ECO-LOGIA.

Proveniente dalla sorgente opposta, ma proprio per questo assolutamente integrante e complementare, è la fase di studio che i nostri giovani attori si trovano ad affrontare adottando il corpo come strumento di ispirazione emotiva.
Dalla rappresentazione archetipica originaria, l’antica tradizione delle “tipologie umane”, mutuata dal teatro classico, popolare e delle “maschere”, abbiamo sviluppato uno percorso di livello superiore che congiunge le tecniche psicologiche studiate all’Actor’s Studio di New York, con la carnale corporeità della nostra tradizione per la commedia.

È uno straordinario strumento, che richiama molto da vicino la tradizione britannica del lavoro sul personaggio originato dall’azione corporea e da una visione “esterna” del SE’ personale, e che, altrettanto profondamente e visionariamente, porta l’attore a contatto diretto con la vera vita del personaggio e con la realtà che lo circonda.
È naturale che le due Vie finiscano per incontrarsi, esattamente al centro: nel cuore della fase creativa, laddove, l’una partendo da un afflato della psiche e l’altra dalle vibrazioni sensoriali, sono destinate a divenire forze potenti al servizio di chi le possiede e le domina.

È importante sottolineare quanto siano arricchenti ed evolutive anche le due fasi di studio della voce e dello strumento vocale che completano questo già complesso ed impegnativo piano formativo: gli allievi non si limitano a conoscere e a sviluppare il loro potenziale “canoro”, ma divengono anche consapevoli proprietari dell’apparato che utilizzano e imparano a sfruttarlo, applicandosi ad un’attività laboratoriale di confronto continuo, con la perfomance e con le fasi tecniche della crescita professionale.

Due attività molto interessanti sono poi, in realtà, due intuizioni della Scuola Vancini che si sono rivelate molto felici, riguardanti il valore dell’individuo all’interno del gruppo di lavoro, della troupe e del cast.
Siamo molto soddisfatti del clima tribale che siamo riusciti a creare tra i nostri allievi; lo abbiamo fortemente incoraggiato, dedicando almeno un giorno a settimana ad una lezione unica per i tre corsi sceneggiatura, regia e acting che si trovano sotto la guida di uno dei nostri formatori e passano un’intera giornata di studio, realizzando un laboratorio in cui condividere le conoscenze e le energie che settimanalmente assorbono durante le lezioni regolari.
Abbiamo battezzato questo tipo di lezione: tribù del set.

Questa novità ha un evidente, duplice, benefico effetto: innanzitutto permette a chi frequenta il singolo corso di poter assorbire molte suggestioni dalle discipline che si svolgono parallelamente alla propria e inoltre crea un clima da set, da troupe, utile a sviluppare percezioni da “comunità del cinema” e di collaborazione e condivisione, quasi fraterne: qualità indispensabili per comprendere la realtà e la sostanza del lavoro che si cela dietro la realizzazione di un film.

Infine, il teatro, o meglio, la rappresentazione dal vivo.
Non può esistere attore che non si confronti almeno una volta con l’esperienza della performance live.
Non si possono privare gli allievi, seppur di una accademia cinematografica già così impegnativa nel suo programma formativo, della possibilità di misurarsi con l’implacabile responso della platea che devi saper dominare dall’alto di un palcoscenico.
Per unire le due realtà, i nostri allievi mettono in scena, al secondo anno, due performances live trasposizioni di sceneggiature cinematografiche. Questo accorda loro il confronto con il pubblico, ma attraverso il linguaggio scritto per il cinema e quindi con un approccio molto più vicino al lavoro svolto, che consente di mettere in pratica le tecniche studiate e di avvalersi della collaborazione degli altri due reparti, regia e sceneggiatura, che divengono alleati importantissimi e sorgente di confronto continuo durante le prove, filmate e discusse collettivamente.

È un quadro formativo innovativo, di grande valore e molto intenso.
Riteniamo che la sua completezza sia veicolo di una evoluzione non solo altamente professionale, ma anche umanistica, personale e psicologica, per un ragazzo.

Per questo Acting, che significa Agire in inglese, è il termine più giusto per la nostra filosofia.

Perché è un qualcosa che accade ora, qui, è un concetto dinamico, contrariamente al termine “citare” presente nella parola “recitazione”, e ci consente di agire, appunto, sul bene prezioso che un formatore professionista ha il privilegio di poter considerare la “sua materia prima” da plasmare: l’Essere Umano.

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